La storia della concia è forse antica quanto l'uomo. L'uomo preistorico si accorse che la pelle degli animali che cacciava per alimentarsi poteva servirgli come protezione dagli agenti atmosferici. La pelle tuttavia è un materiale organico proteico e quindi durava pochi giorni perché andava ben presto in putrefazione. Ci si accorse poi, probabilmente per caso, che se la pelle era stata esposta al fumo del fuoco acceso per riscaldarsi o per cuocere la carne, oppure se la pelle era stata immersa in acqua in cui erano immersi anche rami o foglie di piante e alberi, allora la pelle durava molto di più. Era stato in pratica scoperta la concia alle aldeidi (di cui il fumo di legni freschi è ricco) e la concia vegetale ai tannini (contenuti nel legno e in tutti i vegetali). Inoltre si notò anche che se la pelle era bagnata da acqua in cui le pietre del focolare, calcinate dal fuoco, si erano disciolte, il pelo delle pelli si staccava molto facilmente dalla pelle, consentendo usi più numerosi della pelle.

Le aldeidi, i tannini e la calce (il calcare delle pietre per effetto del calore si trasforma in calce viva CaO che con acqua forma calce spenta Ca(OH)2 ) sono sostanze che ancora oggi, seppure con metodi diversi, vengo utilizzate nei moderni processi conciari.

Dunque l'attività conciaria è antica quanto l'uomo e questo aiuta a capire perché ancora oggi l'uomo ha con il cuoio e la pelle un rapporto molto intenso.

Per molti secoli la tecnologia conciaria è rimasta praticamente invariata, con l'uso quasi soltanto di acqua, calce, tannini vegetali e grassi animali (solo piccole quantità di pelli erano conciate con allume, cioè all'alluminio, ottenendo un cuoio bianco ma non resistente all'acqua) e tanta attività manuale. Nella seconda metà dell'Ottocento fu introdotto il bottale, una macchina costituita da un cilindro ruotante intorno al proprio asse. L'acqua, le pelli e i prodotti chimici venivano introdotti nel bottale, che veniva poi fatto girare più o meno velocemente. L'azione meccanica di rotazione favorisce in modo notevole la penetrazione dei prodotti all'interno della pelle e quindi il processo conciario, che in precedenza durava molti mesi, ne risultò molto accelerato. L'introduzione del bottale ha rappresentato il primo passo per la trasformazione dell'attività conciaria da attività prettamente artigianale ad attività più propriamente industriale.

Il passo forse più importante verso una radicale trasformazione della produzione conciaria fu tuttavia la scoperta, verso la fine dell'Ottocento-inizi del Novecento, della concia al cromo, cioè della capacità conciante dei composti del cromo trivalente (Cr+3) che sono in grado di legarsi stabilmente alla pelle rendendola imputrescibile. Questo tipo di concia è ormai di gran lunga il più diffuso (l'85-90% di tutti i cuoi prodotti nel mondo sono conciati al cromo) a causa della sua semplicità, rapidità (poche ore invece che giorni), flessibilità (con la concia al cromo si può produrre qualsiasi tipo di cuoio, eccetto il cuoio da suola per scarpe), economicità.

Il bottale, la concia al cromo, gli enormi sviluppi della chimica negli ultimi anni, l'introduzione anche nell'industria conciaria di moderne tecnologie (laserstampa ink-jetinformatica) hanno ormai trasformato l'attività conciaria in una vera industria, che ancora oggi, come nella preistoria, trasforma un rifiuto della ben più importante industria alimentare in un prodotto utile e durevole, adatto per la produzione di innumerevoli oggetti.